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Mistero Venezuela… Trump vicino?

Scritto da economia-diritto.net il 1 ottobre 2018

Dalle notizie degli ultimi giorni e dalle dichiarazioni del presidente del Venezuela Maduro, l’ incotro tra Trump e Maduro dovrebbe essere ormai vicino e la stretta di mano inevitabile. Sembra che l’ aumento del prezzo del petrolio a livelli esagerati, tanto da far perdere la pazienza a Trump che nelle ultime ore si sta scagliando contro l’ Opec, porti il capo USA a ragionare su una accordo con il Venezuela per la produzione di gregge facendo abbassare il prezzo del petrolio. Molte imprese soprattutto del settore autotrasporti sono di nuovo messe in ginocchio; le compagnie aeree scontano troppo questo prezzo e gli utili crollano. L’ unica strada percorrebile è quella di rimettere in moto la macchina Venezuela e solo Trump può farlo con un accordo che interessi ad entrambe le nazioni.

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Def: spread o deficit pil sotto 3%?

Scritto da economia-diritto.net il 4 settembre 2018

Entro il mese di settembre verrà mandato in commissione europea il documento di economia e finanza per l’ anno 2019. Date le dichiarazioni dei due vicepremier la battaglia si gioca sul sforare il 3% per pagare reddito di cittadinanza e altro voluto dal m5s e restare sotto il 3% e intervenire lievemente solo su Flat fax alle imprese voluto da lega. I mercati sono però abbastanza chiari: uno sforamento del 3% in bilancio farebbe schizzare lo spread ben oltre i 300 vicini in questi giorni con fuga di investitori dal nostro paese.

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Adesso tocca alla Turchia

Scritto da economia-diritto.net il 11 agosto 2018

Trum p continua a far tremare le borse di tutto il mondo. La sua escalation non risparmia nessuno. Dopo i problemi con Corea del Nord e Iran, Venezuela, i dazi contro Cina ed europa, sanzioni contro Russia, adesso tocca alla Turchia . La lira turca crolla e fa tremare il mondo della finanza. Una politica quella di trump che fa ricordare l’ arrivo degli anni pesanti di crisi che ha affrontato il mondo intero. Dove si spingerà ancora?

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Immigrazione: tutto resta come prima

Scritto da economia-diritto.net il 30 giugno 2018

Il nuovo governo giallo/verde, insediato già da un mese, arriva al primo banco di prova europeo carico per portare a casa finalmente qualche vantaggio. Consiglio europeo concluso ieri notte con dichiarazione del presidente positiva affermando che l’ Italia ha ottenuto ciò che voleva…. Cosa non si riesce a capire. I centri d’ accoglienza rimarranno gli stessi in quanto tutti gli stati per primo la Francia hanno dichiarato che questi centri devono essere ubicati nei paesi di primo arrivo e cioè Italia, Spagna e Grecia. Alla fine la novità che porterebbe vantaggi all’ Italia qual’ è ? Il respingimento di qualche ONG purtroppo sulla pelle di quei poveri africani ? Tutto resta come prima. Davvero un bel cambiamento ….

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I dazi di Trump e il dollaro forte

Scritto da economia-diritto.net il 16 giugno 2018

Orami la guerra commerciale tra gli USA e la China è a pieno regime con l’ applicazione di tasse per 50 mld di dollari applicati da Trump sui prodotti tecnologici importati dalla China. Ma questo è solo l’ inizio; la promessa del presidente statunitense è quella di applicare altri dazi su altre categorie cinesi per 100 mld. Un vero ciclone sul libero scambio che purtroppo interessa anche l’ europa alle prese anch’ essa dalla possibilità di nuove tasse provenienti dagli USA. L’ obiettivo di Trump è chiaro: rendere la sua moneta forte, la più forte nel mondo. La fed si allinea a questa strategia innalzando i tassi d’ interesse e il costo del denaro. Sarà una strategia vincente e ci perderanno tutti da un libero scambio limitato?

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British Telecom: affare dell’ anno?

Scritto da economia-diritto.net il 9 giugno 2018

Le acque sono agitate all’ interno della multinazionale e monopolista britannica da qualche mese. Dopo una trimestrale con buoni ricavi ma utili al di sotto delle aspettative arriva una dichiarazione sorprendente: taglio di 13.000 dipendenti, il più alto nella storia di un’ azienda. Un paio di giorni fa arrivano le dimissione dell’ amministratore delegato che lascerà il suo posto dopo il mese di giugno. Considerando tutti questi fattori, è facile capire quello che un acquirente molto deciso potrebbe fare con Bt:
Aspettare che il corso azionario della società arrivi a toccare il fondo (attualmente è ai minimi, circa 2,05 sterline per azione, meno della metà rispetto al 2015).
Eliminare il maggior numero possibile di posti di lavoro (ottenendo un lieve miglioramento degli utili per azione) e come indicato prima già fatto.
Avvalersi di una manovra legale per porre tecnicamente fine all’azienda nota come “British Telecom”.
Affidare il fondo pensione al governo risparmiando un buco di 11 miliardi (essendo monopolio di stato si può fare).
In quattro e quattr’otto l’acquirente si ritroverebbe a capo di un Internet provider monopolista con costi inferiori e un apprezzabile posizione dominante sul mercato britannico.
Considerando che deutsche telekom detiene il 12% di bt group ed ha all’ interno del consiglio di amministrazione una presenza potrebbe vedersi all’ orizzonte l’ affare dell’ anno.

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Titoli Venezuelani: prima class action?

Scritto da economia-diritto.net il 30 maggio 2018

Digerite le elezioni che hanno confermato Maduro presidente del Venezuela, con una vittoria schiacciante, resta ancora in limbo il discorso della ristrutturazione del debito venezuelano e la rinegoziazione dei titoli sovrani. Uno dei più grandi studi associati a livello mondiale, EURINAM, potrebbe comicniare a raccogliere le adesioni di obbligazionisti dei titoli venezuelani per formare una class action o meglio ancora una raprresentanza nella rinegoziazione del debito sovrano. European InterAmerican Finance LLC (Eurinam), nella persona del suo Presidente e Amministratore Delegato, potrebbe assistere gli investitori retail e i piccoli investitori istituzionali portatori di obbligazioni del governo venezuelano e di Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA) negli annunciati negoziati sulla ristrutturazione del debito, a tempo debito e in conformità al regime delle sanzioni, tra la Repubblica del Venezuela, PDVSA, i loro creditori e altri partecipanti ufficiali del settore.

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I fondi per il reddito di cittadinanza

Scritto da economia-diritto.net il 30 maggio 2018

Mentre si sta ancora discutendo se andare al voto presto o riprendere l’ ipotesi di un governo m5s / lega, esperti contabili cercano di capire dove prendere i fondi per realizzare piani costosi quali reddito di cittadinanza, flat tax, riforma fornero ecc. Tanti indivividuano come fondo per pagare il reddito di cittadinanza una misura indolore e fattibile in breve: il condono fiscale. Attraverso un condono dei debiti verso la pubblica amministrazione si stimerebbe una entrata tra i 30 e i 40 mld. Fondi che potrebbero servire per una misura di reddito di cittadinanza molto larga, quindi non somigliabile al reddito di inclusione legato principalmente all’ ISEE. Un reddito di cittadinanza mirato al reddito da lavoro e alla disoccupazione, tenendo conto solo del patrimonio immobiliare e del reddito che potrebbe realizzare.

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Reddito cittadinanza uguale a reddito inclusione

Scritto da economia-diritto.net il 20 maggio 2018

Dal contratto di governo per il cambiamento firmato da M5S e Lega emerge un dubbio sul cavallo di battaglia dei 5stelle relativo al reddito di cittadinanza: l’ importo sarà stabilito in base al reddito della persone o famiglia e della sua condizione patrimoniale. Questa formula fa capire che verranno utilizzati degli indicatori come l’ ISEE sopra la quale non si potrà accedere alla misura. Quindi non più una misura di contrasto alla disoccupazione ma alla povertà ed esclusione sociale. La domanda sorge spontanea: ma non esiste già una misura di sostegno per la povertà e l’ inclusione sociale che è il reddito di inclusione introdotto dal PD?

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Reddito di cittadinanza e flat tax: i fondi ci sono?

Scritto da economia-diritto.net il 12 maggio 2018

Sembra ormai delinearsi il contratto di governo Lega-M5S che la prossima settiamama o anche giò domenica verrà presentato con il seguirsi del giuramento e la squadra di governo. Soffermandoci ai due cavalli di battaglia portati avanti in campagna elettorale da M5S e Lega si è parlato molto in questi giorni soprattutto sulle coperture finanziarie. Tecnici, giornalisti ma anche politici oppositori condannano le due misure definendole folli per la mancata copertura. Anche l’ INPS si è dichiarata contraria; ma soffermandoci ai conti, un dubbio viene in mente agli elettori che hanno fortemente voluto al goveno i due schieramenti: la misura degli 80 euro del bonus Renzi, costata 10 mld, la misura del REI costata 1,5 mld, voucher baby sitter insieme a ASDI e voucher insegnanti e cultura e altre misure di contrasto a chi è in difficoltà calcolate intorno ai 3 mld; considerando la NASPI che pesa sulle casse dello Stato dai 10 ai 15 mld si arriva a superare un budget di 30 mld. Perchè quelle misure assistenzialistiche andavano bene mentre il reddito di cittadinanza stimato tra i 30 e i 35 mld è una follia? Domanda che nessun giornalista o politico oppositore ha mai fatto o segnalato.

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