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Classifica dividendi 2019

Scritto da economia-diritto.net il 19 febbraio 2019

Uscita la classifica dei dividendi più alti delle società europee. Sul podio in prima posizione abbiamo una banca di casa nostra: Intesa San Paolo. Al secondo posto la banca francese Societe generale. Eni tra i primi 10. Considerando che questi titoli nel 2018 hanno scontato tanto dimezzando il loro valore, soprattutto Societe generale, la prospettiva di investimento è interessante. Di seguito la classifica con le percentuale dei migliori dividendi 2019:

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Italia e Francia mai così distanti

Scritto da economia-diritto.net il 8 febbraio 2019

Purtroppo la politica è in grado di fare disastri che vanno oltre l’ interesse della poltrona. Quello che sta accadendo tra Francia e Italia ha dell’ inverosimile. Si è arrivati addirittura alla richiesta di far tornare in Francia il proprio ambasciatore. Non succedeva dai tempi del fascismo. Tutto perché si hanno ideologie politiche diverse. Lo scontro sembra ormai il fine ultimo della nuova generazione governativa; il desiderio di fare battaglia per far vedere chi è il più forte. Tempi duri.

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Scontro USA vs Venezuela all’ orizzonte

Scritto da economia-diritto.net il 31 dicembre 2018

Purtroppo lo scontro stavolta non è finanziario ne moroso ma prospettivamente da guerra militare. Nei giorni scorsi il Venezuela ha iniziato un duro scontro diplomatico con la vicina Guyana, rivendicando la sovranità sulle risorse petrolifere presenti in una parte di territorio posta al confine tra le due nazioni. Nel 1899 un tribunale internazionale assegnò alla Guayana il territorio conteso ma ora Caracas Vuole ribaltare la sentenza. Maduro sostiene che in quella regione di terra vi siano “cinque miliardi di barili” di greggio, un tesoretto che potrebbe risollevare la nazione dalla drammatica crisi in cui versa.
Cosi Caracas, al fine di “presidiare” il territorio situato tra il Cuyuni e l’Esequibo, ha inviato al largo della costa della Guyana diverse “unità navali” di tipo militare. La risposta degli Usa non si è fatta certo attendere e il Dipartimento di Stato ha emesso un comunicato a Caracas accusata di “minacciare palesemente la sovranità di una nazione vicina”. Trump sta solo aspettando il giuramento del 10 Gennaio di Maduro per diventare presidente. Giuramento non legale in quanto non ha la maggioranza in parlamento. Venti di guerra all’ orizzonte?

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I dazi di Trump e il dollaro forte

Scritto da economia-diritto.net il 16 novembre 2018

Orami la guerra commerciale tra gli USA e la China è a pieno regime con l’ applicazione di tasse per 50 mld di dollari applicati da Trump sui prodotti tecnologici importati dalla China. Ma questo è solo l’ inizio; la promessa del presidente statunitense è quella di applicare altri dazi su altre categorie cinesi per 100 mld. Un vero ciclone sul libero scambio che purtroppo interessa anche l’ europa alle prese anch’ essa dalla possibilità di nuove tasse provenienti dagli USA. L’ obiettivo di Trump è chiaro: rendere la sua moneta forte, la più forte nel mondo. La fed si allinea a questa strategia innalzando i tassi d’ interesse e il costo del denaro. Sarà una strategia vincente e ci perderanno tutti da un libero scambio limitato?

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Mistero Venezuela… Trump vicino?

Scritto da economia-diritto.net il 1 ottobre 2018

Dalle notizie degli ultimi giorni e dalle dichiarazioni del presidente del Venezuela Maduro, l’ incotro tra Trump e Maduro dovrebbe essere ormai vicino e la stretta di mano inevitabile. Sembra che l’ aumento del prezzo del petrolio a livelli esagerati, tanto da far perdere la pazienza a Trump che nelle ultime ore si sta scagliando contro l’ Opec, porti il capo USA a ragionare su una accordo con il Venezuela per la produzione di gregge facendo abbassare il prezzo del petrolio. Molte imprese soprattutto del settore autotrasporti sono di nuovo messe in ginocchio; le compagnie aeree scontano troppo questo prezzo e gli utili crollano. L’ unica strada percorrebile è quella di rimettere in moto la macchina Venezuela e solo Trump può farlo con un accordo che interessi ad entrambe le nazioni.

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Def: spread o deficit pil sotto 3%?

Scritto da economia-diritto.net il 4 settembre 2018

Entro il mese di settembre verrà mandato in commissione europea il documento di economia e finanza per l’ anno 2019. Date le dichiarazioni dei due vicepremier la battaglia si gioca sul sforare il 3% per pagare reddito di cittadinanza e altro voluto dal m5s e restare sotto il 3% e intervenire lievemente solo su Flat fax alle imprese voluto da lega. I mercati sono però abbastanza chiari: uno sforamento del 3% in bilancio farebbe schizzare lo spread ben oltre i 300 vicini in questi giorni con fuga di investitori dal nostro paese.

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Adesso tocca alla Turchia

Scritto da economia-diritto.net il 11 agosto 2018

Trum p continua a far tremare le borse di tutto il mondo. La sua escalation non risparmia nessuno. Dopo i problemi con Corea del Nord e Iran, Venezuela, i dazi contro Cina ed europa, sanzioni contro Russia, adesso tocca alla Turchia . La lira turca crolla e fa tremare il mondo della finanza. Una politica quella di trump che fa ricordare l’ arrivo degli anni pesanti di crisi che ha affrontato il mondo intero. Dove si spingerà ancora?

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Immigrazione: tutto resta come prima

Scritto da economia-diritto.net il 30 giugno 2018

Il nuovo governo giallo/verde, insediato già da un mese, arriva al primo banco di prova europeo carico per portare a casa finalmente qualche vantaggio. Consiglio europeo concluso ieri notte con dichiarazione del presidente positiva affermando che l’ Italia ha ottenuto ciò che voleva…. Cosa non si riesce a capire. I centri d’ accoglienza rimarranno gli stessi in quanto tutti gli stati per primo la Francia hanno dichiarato che questi centri devono essere ubicati nei paesi di primo arrivo e cioè Italia, Spagna e Grecia. Alla fine la novità che porterebbe vantaggi all’ Italia qual’ è ? Il respingimento di qualche ONG purtroppo sulla pelle di quei poveri africani ? Tutto resta come prima. Davvero un bel cambiamento ….

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British Telecom: affare dell’ anno?

Scritto da economia-diritto.net il 9 giugno 2018

Le acque sono agitate all’ interno della multinazionale e monopolista britannica da qualche mese. Dopo una trimestrale con buoni ricavi ma utili al di sotto delle aspettative arriva una dichiarazione sorprendente: taglio di 13.000 dipendenti, il più alto nella storia di un’ azienda. Un paio di giorni fa arrivano le dimissione dell’ amministratore delegato che lascerà il suo posto dopo il mese di giugno. Considerando tutti questi fattori, è facile capire quello che un acquirente molto deciso potrebbe fare con Bt:
Aspettare che il corso azionario della società arrivi a toccare il fondo (attualmente è ai minimi, circa 2,05 sterline per azione, meno della metà rispetto al 2015).
Eliminare il maggior numero possibile di posti di lavoro (ottenendo un lieve miglioramento degli utili per azione) e come indicato prima già fatto.
Avvalersi di una manovra legale per porre tecnicamente fine all’azienda nota come “British Telecom”.
Affidare il fondo pensione al governo risparmiando un buco di 11 miliardi (essendo monopolio di stato si può fare).
In quattro e quattr’otto l’acquirente si ritroverebbe a capo di un Internet provider monopolista con costi inferiori e un apprezzabile posizione dominante sul mercato britannico.
Considerando che deutsche telekom detiene il 12% di bt group ed ha all’ interno del consiglio di amministrazione una presenza potrebbe vedersi all’ orizzonte l’ affare dell’ anno.

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Titoli Venezuelani: prima class action?

Scritto da economia-diritto.net il 30 maggio 2018

Digerite le elezioni che hanno confermato Maduro presidente del Venezuela, con una vittoria schiacciante, resta ancora in limbo il discorso della ristrutturazione del debito venezuelano e la rinegoziazione dei titoli sovrani. Uno dei più grandi studi associati a livello mondiale, EURINAM, potrebbe comicniare a raccogliere le adesioni di obbligazionisti dei titoli venezuelani per formare una class action o meglio ancora una raprresentanza nella rinegoziazione del debito sovrano. European InterAmerican Finance LLC (Eurinam), nella persona del suo Presidente e Amministratore Delegato, potrebbe assistere gli investitori retail e i piccoli investitori istituzionali portatori di obbligazioni del governo venezuelano e di Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA) negli annunciati negoziati sulla ristrutturazione del debito, a tempo debito e in conformità al regime delle sanzioni, tra la Repubblica del Venezuela, PDVSA, i loro creditori e altri partecipanti ufficiali del settore.

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