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I dazi di Trump e il dollaro forte

Scritto da economia-diritto.net il 16 giugno 2018

Orami la guerra commerciale tra gli USA e la China è a pieno regime con l’ applicazione di tasse per 50 mld di dollari applicati da Trump sui prodotti tecnologici importati dalla China. Ma questo è solo l’ inizio; la promessa del presidente statunitense è quella di applicare altri dazi su altre categorie cinesi per 100 mld. Un vero ciclone sul libero scambio che purtroppo interessa anche l’ europa alle prese anch’ essa dalla possibilità di nuove tasse provenienti dagli USA. L’ obiettivo di Trump è chiaro: rendere la sua moneta forte, la più forte nel mondo. La fed si allinea a questa strategia innalzando i tassi d’ interesse e il costo del denaro. Sarà una strategia vincente e ci perderanno tutti da un libero scambio limitato?

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British Telecom: affare dell’ anno?

Scritto da economia-diritto.net il 9 giugno 2018

Le acque sono agitate all’ interno della multinazionale e monopolista britannica da qualche mese. Dopo una trimestrale con buoni ricavi ma utili al di sotto delle aspettative arriva una dichiarazione sorprendente: taglio di 13.000 dipendenti, il più alto nella storia di un’ azienda. Un paio di giorni fa arrivano le dimissione dell’ amministratore delegato che lascerà il suo posto dopo il mese di giugno. Considerando tutti questi fattori, è facile capire quello che un acquirente molto deciso potrebbe fare con Bt:
Aspettare che il corso azionario della società arrivi a toccare il fondo (attualmente è ai minimi, circa 2,05 sterline per azione, meno della metà rispetto al 2015).
Eliminare il maggior numero possibile di posti di lavoro (ottenendo un lieve miglioramento degli utili per azione) e come indicato prima già fatto.
Avvalersi di una manovra legale per porre tecnicamente fine all’azienda nota come “British Telecom”.
Affidare il fondo pensione al governo risparmiando un buco di 11 miliardi (essendo monopolio di stato si può fare).
In quattro e quattr’otto l’acquirente si ritroverebbe a capo di un Internet provider monopolista con costi inferiori e un apprezzabile posizione dominante sul mercato britannico.
Considerando che deutsche telekom detiene il 12% di bt group ed ha all’ interno del consiglio di amministrazione una presenza potrebbe vedersi all’ orizzonte l’ affare dell’ anno.

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Titoli Venezuelani: prima class action?

Scritto da economia-diritto.net il 30 maggio 2018

Digerite le elezioni che hanno confermato Maduro presidente del Venezuela, con una vittoria schiacciante, resta ancora in limbo il discorso della ristrutturazione del debito venezuelano e la rinegoziazione dei titoli sovrani. Uno dei più grandi studi associati a livello mondiale, EURINAM, potrebbe comicniare a raccogliere le adesioni di obbligazionisti dei titoli venezuelani per formare una class action o meglio ancora una raprresentanza nella rinegoziazione del debito sovrano. European InterAmerican Finance LLC (Eurinam), nella persona del suo Presidente e Amministratore Delegato, potrebbe assistere gli investitori retail e i piccoli investitori istituzionali portatori di obbligazioni del governo venezuelano e di Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA) negli annunciati negoziati sulla ristrutturazione del debito, a tempo debito e in conformità al regime delle sanzioni, tra la Repubblica del Venezuela, PDVSA, i loro creditori e altri partecipanti ufficiali del settore.

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I fondi per il reddito di cittadinanza

Scritto da economia-diritto.net il 30 maggio 2018

Mentre si sta ancora discutendo se andare al voto presto o riprendere l’ ipotesi di un governo m5s / lega, esperti contabili cercano di capire dove prendere i fondi per realizzare piani costosi quali reddito di cittadinanza, flat tax, riforma fornero ecc. Tanti indivividuano come fondo per pagare il reddito di cittadinanza una misura indolore e fattibile in breve: il condono fiscale. Attraverso un condono dei debiti verso la pubblica amministrazione si stimerebbe una entrata tra i 30 e i 40 mld. Fondi che potrebbero servire per una misura di reddito di cittadinanza molto larga, quindi non somigliabile al reddito di inclusione legato principalmente all’ ISEE. Un reddito di cittadinanza mirato al reddito da lavoro e alla disoccupazione, tenendo conto solo del patrimonio immobiliare e del reddito che potrebbe realizzare.

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Reddito cittadinanza uguale a reddito inclusione

Scritto da economia-diritto.net il 20 maggio 2018

Dal contratto di governo per il cambiamento firmato da M5S e Lega emerge un dubbio sul cavallo di battaglia dei 5stelle relativo al reddito di cittadinanza: l’ importo sarà stabilito in base al reddito della persone o famiglia e della sua condizione patrimoniale. Questa formula fa capire che verranno utilizzati degli indicatori come l’ ISEE sopra la quale non si potrà accedere alla misura. Quindi non più una misura di contrasto alla disoccupazione ma alla povertà ed esclusione sociale. La domanda sorge spontanea: ma non esiste già una misura di sostegno per la povertà e l’ inclusione sociale che è il reddito di inclusione introdotto dal PD?

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Reddito di cittadinanza e flat tax: i fondi ci sono?

Scritto da economia-diritto.net il 12 maggio 2018

Sembra ormai delinearsi il contratto di governo Lega-M5S che la prossima settiamama o anche giò domenica verrà presentato con il seguirsi del giuramento e la squadra di governo. Soffermandoci ai due cavalli di battaglia portati avanti in campagna elettorale da M5S e Lega si è parlato molto in questi giorni soprattutto sulle coperture finanziarie. Tecnici, giornalisti ma anche politici oppositori condannano le due misure definendole folli per la mancata copertura. Anche l’ INPS si è dichiarata contraria; ma soffermandoci ai conti, un dubbio viene in mente agli elettori che hanno fortemente voluto al goveno i due schieramenti: la misura degli 80 euro del bonus Renzi, costata 10 mld, la misura del REI costata 1,5 mld, voucher baby sitter insieme a ASDI e voucher insegnanti e cultura e altre misure di contrasto a chi è in difficoltà calcolate intorno ai 3 mld; considerando la NASPI che pesa sulle casse dello Stato dai 10 ai 15 mld si arriva a superare un budget di 30 mld. Perchè quelle misure assistenzialistiche andavano bene mentre il reddito di cittadinanza stimato tra i 30 e i 35 mld è una follia? Domanda che nessun giornalista o politico oppositore ha mai fatto o segnalato.

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Euro in picchiata

Scritto da economia-diritto.net il 7 maggio 2018

Il dollaro in queste ultime settimane si sta rafforzando soprattutto sulla moneta del vecchio continente. L’ euro, dopo una forte crescita, sta scontando i problemi politici dei più grandi paesi dell’ unione; la Germania dopo tanti mesi di stallo politico è riuscito a fare un governo di larghe intese ma con tante divergenze; l’ Italia dopo più di due mesi dal voto ancora non solo non ha un governo ma aleggia la possibilità di un’ altra data per il voto da decidere tra Luglio e Ottobre senza però aver fatto quantomeno una legge elettorale che dia una maggioranza; anche la Francia che sembrava essere lo Stato senza problemi ha diverse grane da risolvere: l’ ostilità con gli USA per il nucleare dell’ Iran, problemi con aziende con partecipazione statale quale AIR FRANCE e la possibilità di avere un’ unione politica europea più forte ormai lontana.

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Cessione del quinto

Scritto da economia-diritto.net il 24 aprile 2018

In passato l’ accesso al credito da parte di cittadini privati italiani era molto difficile da superare e gli ostacoli purtroppo non riguardavano solo le garanzie dimostrabili ma anche fonti di reddito sicure e abbondanti. Talvolta lo stipendio fisso non bastava per avere un prestito o mutuo. Oggi gli scenari sono cambiati notevolmente anche grazie a numerose forme di prestiti tra cui la cessione del quinto molto gettonato tra i clienti di banche, assicurazioni e istituti vari. Se hai bisogno di un prestito e sei un dipendente a tempo indeterminato o un pensionato potresti richiederne uno con formula della cessione del quinto dello stipendio. Il funzionamento e’ abbastanza semplice: la rata mensile viene trattenuta direttamente dalla tua retribuzione, ad opera dell’azienda o dell’ente pensionistico e la rata non deve superare un quinto del tuo stipendio; quindi se hai uno stipendio di 1000 euro al mese, la rata mensile del tuo prestito non deve superare le 200 euro. Tu quindi non dovrai preoccuparti di nulla, e non dovrai fornire ulteriori garanzie oltre alla busta paga o al cedolino della pensione. Il tasso d’ interesse non è solitamente esagerato ma giusto e la forza di questa formula sta nel fatto che comunque il peso della rata sulla tua retribuzione peserà poco per qualsiasi importo richiesto come prestito. La concorrenza tra i vari istituti di credito e banche per questa formula è tanta e questo fa si che il tasso d’ interesse finalmente non sia da usura ma decisamente accettabile.

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Bonds Venezuela: le tesi del blocco degli istituti di credito

Scritto da economia-diritto.net il 20 aprile 2018

La questione venezuelana e del suo debito sono ancora in primo piano nella scena mondiale. Le cedola dei bonds sovrani e non solo ancora non arrivano e mentre la maggior parte delle agenzie di rating e analisti considerano lo Stato Venezuelano in default, aleggiano tesi di un blocco delle cedole negli istitui di credito. Questi tesi non è solo rafforzata dallr sanzioni imposte da Trump verso Maduro, ma anche dai parametri discordanti quali un aumeto inarrestabile del prezzo del petrolio e di un calo netto del valore della valuta dollaro. Le cedole dei bond venezuelani venivano pagati quando il petrolio wti stava ai minimi e cioè a 40 $; il dollaro era invece ai massimi, sfiorava il cambio con l’ euro di 1,06. La domanda è ovvia: oggi con il wti che sfiora i 70 $ e la valuta dollaro che a cambio con l’ euro fa quasi 1,24 come mai non vengono pagate le cedole? La tesi del blocco da parte degli istituti di credito si rafforza e la colpa sembra essere proprio quella delle sanzioni da parte di Trump.

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Brexit nuovo referendum

Scritto da economia-diritto.net il 16 aprile 2018

I negoziati per l’ uscita della brexit non stanno dando i risultati sperati soprattutto dagli inglesi. Il malumore cresce e la maggioranza degli inglesi se potesse tornare indietro la croce sul si alla brexit non la metterebbe. Quindi ieri viene lanciata a Londra la campagna per un secondo referendum sulla Brexit: in migliaia sono intervenuti di fianco al promotore, lord Andrew Adonis, ex uomo di governo laburista ed eurofilo convinto. L’obiettivo è un nuovo voto popolare sul risultato finale dei negoziati in corso non buoni fra il governo Tory di Theresa May e Bruxelles. Voto che se fosse negativo dovrebbe sancire a suo dire un ripensamento ipso facto sulla Brexit in cui il popolo inglese ha diritto ad esprimersi e quindi ripensare alla permanenza del Regno nell’Ue.

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